Scuola: diritto di portarsi i pasti da casa

Ci siamo già occupati della facoltà di una dieta vegana nelle scuole.

Aggiungiamo ora, a seguito di una vicenda accaduta a Torino, che è sancito il diritto dei ragazzi di mangiare prodotti che portano da casa, evitando la mensa e il refettorio scolastico.

Ne ha parlato, infatti, il Tribunale a Torino con Ordinanza, 09/09/2016 in materia di diritti civili e politici.

La vicenda è sorta quando un genitore ha promosso un giudizio di urgenza (cosiddetto art. 700 c.p.c.), chiedendo al Tribunale di accertare

il suo diritto di scegliere per la propria figlia tra il servizio di refezione scolastica e il pasto domestico da consumarsi a scuola, nell’orario destinato alla refezione e di ordinare ai convenuti “di consentire alla ricorrente … di dotare la propria figlia di un pasto domestico preparato a casa, da consumarsi nel refettorio scolastico, o previa dimostrazione dell’impossibilità giuridica, presso altro locale idoneo destinato alla refezione, a partire dal primo giorno di scuola e di attivazione del servizio di refezione comunale ed in concomitanza a questo”

Il Ministero dell’Istruzione si è difeso proponendo due soluzioni, giudicate poi inaccettabili dal Collegio:

1) scegliere una formula diversa dal “tempo pieno”; 2) prelevare il figlio da scuola all’ora di pranzo, fargli consumare il pasto altrove e riaccompagnarlo per la ripresa pomeridiana delle lezioni, il tutto dietro autorizzazione all’uscita ed entrata fuori orario.

Sul primo punto, il Collegio osserva che la legge:

 segnatamente l’art. 1 del D.L. n. 147 del 2007, comprende nell’orario scolastico di 40 ore “il tempo dedicato alla mensa”, ma non subordina l’iscrizione al tempo pieno all’adesione al servizio di refezione.

Sul secondo punto, il Collegio precisa che:

La seconda interpretazione, oltre a trascurare le dinamiche familiari anzidette, sottese alla previsione normativa dell’affidamento dell’alunno a “tempo pieno”, implica che lo studente venga a perdere la parte del “tempo scolastico” destinato al pranzo comune e alle attività (di socializzazione, distensive e ricreative) che ad esso si accompagnano.

La conclusione del Collegio è nel senso della ordinanza di primo grado, cioè conferma l’esistenza del diritto a portarsi il pasto da casa e a consumarlo nei luoghi, tempi e modi stabiliti dalla scuola.

Articolo redatto a Torino da Studio Duchemino il 19 novembre 2016

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