Studio legale a Torino: il Tribunale più veloce d’Italia?

In questi giorni di fine estate si sono susseguite notizie su presunti miracolosi dimezzamenti del contenzioso civile italiano, a colpi di modifiche legislative: è la vecchia moda italiana, quella di tentare di risolvere le lungaggini processuali per mezzo di espedienti a costo zero. E non è nemmeno vero che poi sarebbe necessario un incremento di personale per Tribunali e Corti, perchè l’esperienza di Torino insegna che la soluzione sta altrove. Nella dimensione aziendale privata sono ormai anni che si è imposto un modello gestionale basato sull’efficienza dei passaggi produttivi: l’ingegneria gestionale fornisce infatti soluzioni per quanto concerne i passaggi produttivi, le priorità, la logistica e altri aspetti fondamentali per aumentare la produttività dell’azienda. Il Tribunale di Torino, grazie ad alcune eccellenti scelte fatte dalla Presidenza anche anni orsono, è riuscito a conseguire, con l’invarianza di mezzi e unità di lavoro, risultati notevoli.

Ciononostante, dopo la sciagurata esperienza di quei governi che vollero diminuire il contenzioso semplicemente evitando che “risultasse” per tabulas (come nel caso della drammatica vicenda del cosiddetto processo societario, poi naufragata a causa della farraginosa soluzione dello scambio di memorie tra avvocati “prima” di incontrare il Giudice), i Governi italiani, in una sorta di danza dell’incompetenza, continuano a proporre soluzioni a costo zero, spesso importate da Paesi stranieri nei quali però il contesto applicativo della riforma è diverso (non si può non ricordare che cosa ha prodotto l’impianto/innesto della normativa Privacy nel nostro ordinamento), senza considerare invece gli aspetti economici della questione giustizia. Per cui accade che verso la fine di un’estate impietosa, si ripropongano vecchi schemi altrettanto impietosi: dimezzamento delle cause civili in mille giorni, divorzio breve, …. .

A voler essere generosi, bisogna aspettare che dagli slogan dei giornali si passi ai fatti, ma senza dimenticare, con un certo accento critico, che certe soluzioni che vengono oggi proposte, sono carne trita e ritrita. Che senso ha, infatti, un processo divorzile breve, non applicabile, per esempio, quando vi siano figli minorenni? Da una parte l’interrogativo fa rilevare l’aporia che sussiste tra la proposta di rendere tutta la giustizia una semplice applicazione di modelli matematici, e la dura realtà fatta di tragedie familiari e drammi umani sottostanti. Dall’altra, ci fa capire che stiamo parlando di “non” soluzioni per i casi più diffusi di controversie familiari.

Gli avvocati a Torino sanno bene, dall’altra parte, che la velocità di un Tribunale dipende dalle capacità, dalla competenza delle persone che vi lavorano, non dipende da un algoritmo se non per quella parte che riguarda l’organizzazione degli Uffici giudiziari.

Volendo, poi, scavare ancora sulla base delle scarne notizie che si rintracciano al di là dei titoli d’assalto, resta l’amaro in bocca a scoprire che la soluzione per le lungaggini processuali viene intravista ancora una volta nella negoziazione. Chi arriva davanti al Giudice, infatti, sa bene che altra soluzione non è stata possibile nei rapporti con la controparte e non ci sono negoziati, mediazioni, conciliazioni o arbitrati che tengano. Peggio ancora se pensiamo di confondere, come spesso succede, la cosiddetta sospensione feriale dei termini processuali con una presunta inattività dei Tribunali nel mese estivo.

Insomma, a fronte di questa danza di notizie, resta l’amaro di chi sa che le soluzioni risiedono non negli slogan, ma nelle scelte organizzative, per cui resta da attendere la reazione deli operatori alle ennesime, annunciate, riforme del settore.

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