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SALMA CREMATA A TORINO SENZA AVVERTIRE I PARENTI: UN CASO DELLO STUDIO DUCHEMINO CHE PARTE DA LONTANO E APPRODA IN CASSAZIONE

Questo articolo viene scritto per fare chiarezza su una vicenda di qualche anno fa, promossa personalmente dallo Studio Duchemino, che è approdata oggi in Cassazione: la vicenda di una salma cremata a Torino senza avvertire la famiglia.

In questi giorni sono stati pubblicati alcuni articoli che menzionano la vicenda, ad esempio questo:

https://torino.repubblica.it/cronaca/2022/02/12/news/salma_cremata_all_insaputa_della_famiglia_caso_giudiziario_a_torino-337477934/?__vfz=medium%3Dsharebar

Questi articolo non menzionano, però, il fatto che la vicenda della signora L. (nome di fantasia) è stata portata avanti dallo Studio Duchemino in tutti questi anni (in primo e secondo grado di giudizio), in quanto l’Avv. Duchemino non era affatto convinto che vi fosse una “chiarezza giurisprudenziale” su questi temi, a partire da alcune sentenze che negavano addirittura il diritto ad un tipo di culto, sulla base di erronee interpretazioni delle scriminanti. Lo Studio Duchemino ha vinto la causa sia in primo, sia in secondo grado di giudizio.

La vicenda è semplice: la figlia si accorge, andando al cimitero, che la salma del padre è stata cremata. La società dei servizi cimiteriali si difende dicendo che era stata inviata una lettera raccomandata all’indirizzo precedente (prima del trasferimento della figlia L.), perché all’epoca si era fatturato a quell’indirizzo. In pratica, all’epoca della sepoltura era stato raccolto un indirizzo “di fatturazione” e questo stesso indirizzo viene utilizzato, poi, per avvertire la famiglia che è in programma una cremazione a seguito della consueta riesumazione.

L’avvertimento è dato anche per avvisi pubblici affissi al cimitero, come se un soggetto si recasse costantemente al cimitero e leggesse tutto ciò che viene affisso.

Possibile, si chiedeva l’avvocato Duchemino, che un ente pubblico a partecipazione comunale e quindi in possesso, potenzialmente, di tutti i dati anagrafici necessari, non sia in grado di reperire l’esatto indirizzo dei familiari del defunto, al momento della riesumazione, per poter chiedere loro se procedere o meno alla cremazione? Oltretutto, il padre “cremato” era sempre stato contrario durante la vita. La figlia ne fece giustamente una battaglia di civiltà e molte persone, dopo l’uscita di vari articoli, chiamarono lo Studio Duchemino per fare altrettanto. Era un’epoca in cui il Comune procedeva a riesumazioni e cremazioni per fare spazio, tuttavia nel caso considerato ci si era resi conto che mancava sostanzialmente anche la documentazione dell’operazione effettuata e ogni autopsia o esame del d.n.a. sulla salma era ormai precluso, per cui non si sapeva nemmeno se quella salma appartenesse veramente al padre.

Il caso, che parte con la citazione Studio Duchemino iscritta a ruolo il 16 gennaio 2015 dopo uno studio di un anno e mezzo, si è protratto per molti anni. Il Tribunale di Torino – Sentenza n. 1562/2017 pubbl. il 23/03/2017 – ha condannato l’ente di gestione dei servizi cimiteriali al risarcimento del danno. L’ente ha proposto appello alla Corte d’Appello, che inspiegabilmente aveva abbassato il già irrisorio e simbolico risarcimento (sulla base della legittimità della cremazione in sè, sminuendo di fatto la scelta dell’individuo), e dando comunque ancora una volta ragione alla figlia – Sentenza n. 200/2019 pubbl. il 31/01/2019. Relatore era stata il compianto magistrato Dott.ssa Grillo Maria Dolores.

In questo stupisce come in Italia, a differenza di altri ordinamenti come quello statunitense in cui i risarcimenti per danni così gravi sono milionari, sono sempre irrisori e a volte ridicoli o addirittura vergognosi.

L’ente non si rassegna e propone ricorso in Cassazione, affinché non si instauri un precedente gravoso per l’ente, e la figlia L. si difende.

Ora si attende una pronuncia, in quanto è fondamentale per il futuro capire se la volontà del testatore e del defunto conti qualcosa o no. Al di là dei proclami del diritto successorio, infatti, bisogna capire se l’intenzione di bilanciare interessi economici degli enti territoriali e procedure sbrigative col culto dei defunti abbia uno sbocco sensato.

Aggiungiamo, infatti, che all’epoca l’avvocato Duchemino fu ferocemente attaccato dai giornali della carta stampata, per avere semplicemente ricordato che non tutti apprezzano la cremazione, che non può essere una pratica che va generalizzata solo per questioni economiche e finanziarie.

E se proprio si vuole generalizzarla, è necessario che siano poste in atto procedure legittime e trasparenti, che consentano lo stato di eccezione, garantendo a chi non vuole la cremazione, una normale riesumazione e tumulazione successiva, fino alla completa ossificazione del corpo.

Attendiamo, quindi, con grande curiosità che cosa verrà sostenuto dalla Suprema Corte italiana in questa materia così sensibile.

Ma per ora sappiamo che la battaglia di civiltà che lo Studio legale Duchemino ha avviato nel 2015 è stata assolutamente necessaria e fondata e ricevette anche apprezzamenti di esponenti dell’Ordine degli Avvocati di Torino, in quanto l’avvocatura ha il ruolo di anticipare le esigenze sociali dei tempi correnti.

Le battaglie sui diritti civili e costituzionali sono battaglie di libertà ed è quindi necessario avviarle a tutela dei cittadini e dare voce al dolore e alla sofferenza di coloro che subiscono ingiustizie con la cremazione non voluta dei familiari.

Articolo redatto ad Alpignano da Studio Duchemino – STAFF SUCCESSIONI – il 4 marzo 2022

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