Le vincite al jackpot non sono redditi: il Fisco condannato a Torino

Commiss. Trib. Reg. Piemonte Torino Sez. III, Sent., 20-12-2016, n. 1568, respingendo l’appello dell’Agenzia delle Entrate contro la sentenza di primo grado, conferma che non possono essere considerati redditi diversi gli incassi da jackpot realizzati in sale da gioco negli U.S.A. dal contribuente, a fronte di versamenti per le puntate.

La sentenza di primo grado, relativamente a questa vicenda legale avvenuta a Torino presso la Commissione Tributaria, accertava che con grande fantasia – testualmente la sentenza parla di “elucubrazioni dell’Ufficio” – l’Agenzia delle Entrate aveva ritenuto che gli incassi fatti ai casinò da un soggetto contribuente che aveva giocato negli Stati Uniti alcune puntate, rappresentassero veri e propri redditi “diversi” da dichiarare nella dichiarazione dei redditi. Faceva notare la Corte, a Torino, che bastava un semplice calcolo algebrico e il Fisco si sarebbe “accorto” che a fronte delle vincite stavano le puntate, che sono esborsi del cittadino. Sommando le puntate con le vincite, si notavano più perdite che altro. Eppure il Fisco non era stato in grado di fare questo collegamento e l’Agenzia delle Entrate aveva, invece, ritenuto che si trattasse di redditi non dichiarati fatti all’estero. La tesi veramente fantasiosa era stata stroncata completamente dalla Commissione Tributaria Provinciale di Torino, che infatti annullava l’accertamento fantasioso.

Tuttavia, il Fisco stranamente ha ritenuto, in questa vicenda legale a Torino, di proporre appello nonostante l’evidenza del torto. L’appello, quindi, viene nuovamente respinto, essendo l’accertamento fondato sul nulla. Fa notare la Commissione Regionale a Torino, infatti, che ritiene:

non condivisibile il criterio utilizzato dell’Ufficio per la determinazione del reddito, in quanto considerava il solo dato relativo al “jackpot” e non la somma algebrica delle varie componenti (coin in/coin out e jackpot)

In buona sostanza, l’appello del Fisco viene respinto, in quanto l’Agenzia delle Entrate aveva sbagliato l’accertamento fiscale fin dall’inizio della vicenda.

Una vicenda significativa, a fronte della quale l’Agenzia delle Entrate è stata condannata anche a saldare le spese legali del contribuente, ammontanti a ben 5.325 euro.

Articolo redatto a Torino da Studio Duchemino il 25 gennaio 2017

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